Gli acquerelli di Luciana Trotta si distinguono immediatamente per una qualità rara: la capacità di trasformare il colore in racconto. Le sue opere non si limitano a rappresentare un soggetto, ma costruiscono un piccolo mondo, sospeso tra immaginazione e memoria, in cui lo spettatore viene invitato a entrare con leggerezza.
Trotta utilizza il colore come un linguaggio autonomo. Le sue tinte sono vivide, ma mai aggressive; luminose, ma sempre equilibrate. La sovrapposizione di velature crea profondità inattese, mentre i contrasti cromatici suggeriscono emozioni più che forme. È un uso del colore che richiama la spontaneità dell’infanzia, ma con la consapevolezza tecnica di chi padroneggia il mezzo.
La fantasia nelle sue opere non è un semplice abbellimento: è la struttura portante. Figure leggere, elementi naturali reinventati, piccoli dettagli surreali compongono scene che sembrano uscire da un sogno lucido. C’è un equilibrio sottile tra gioco e introspezione, come se ogni acquerello fosse una finestra su un altrove possibile.
Pur nella loro apparente spontaneità, gli acquerelli di Trotta rivelano una mano sicura. Le pennellate sono fluide, controllate, capaci di sfruttare la trasparenza dell’acqua per suggerire movimento e atmosfera. La tecnica non è mai esibita, ma messa al servizio di una narrazione visiva che procede per suggestioni.
Ciò che colpisce maggiormente è la sensazione di leggerezza. Le sue opere sembrano respirare: c’è aria, spazio, silenzio. Anche quando la composizione è ricca, non risulta mai pesante. È un’arte che invita alla calma, alla contemplazione, a un ritorno alla meraviglia.
Gli acquerelli di Luciana Trotta sono un incontro felice tra colore, immaginazione e sensibilità. Un’arte che parla a chi ama lasciarsi sorprendere, a chi cerca nelle immagini non solo bellezza, ma anche un piccolo viaggio interiore.
A.S.