Gli arazzi di Luciana Trotta nascono dall’incontro tra gesto pittorico e dimensione installativa. Non si tratta di tessuti, ma di grandi tele grezze dipinte, lasciate volutamente nella loro essenzialità materica. La scelta della tela non preparata, con la sua trama visibile e imperfetta, diventa parte integrante dell’opera: un terreno vivo, poroso, che accoglie il colore e lo trasforma. Ogni lavoro si sviluppa su superfici ampie, spesso monumentali, dove il colore non è semplice pigmento ma movimento, ritmo, vibrazione. La pittura si espande senza costrizioni, seguendo traiettorie libere, talvolta gestuali, talvolta più meditate, come se la tela fosse un campo di forze in continua evoluzione. A sostenere queste tele c’è una montatura di legno grezzo, volutamente non rifinita. Non è un semplice supporto, ma un elemento estetico e concettuale:
richiama l’idea dell’arazzo tradizionale, ma ne sovverte la tecnica;
mette in dialogo la pittura con la scultura e l’installazione;
restituisce all’opera un carattere primario, quasi arcaico, dove materia e gesto convivono senza mediazioni.
Il legno, con le sue venature e imperfezioni, diventa parte del linguaggio visivo, un contrappunto naturale alla superficie dipinta.
Un nuovo modo di intendere l’arazzo.
Luciana Trotta reinterpreta l’arazzo come spazio pittorico espanso. Non più tessitura, non più trama e ordito, ma un racconto visivo che si sviluppa attraverso:
la fisicità della tela grezza,
la libertà del colore,
la presenza scultorea della struttura lignea.
Il risultato è un’opera che unisce forza materica e delicatezza cromatica, capace di trasformare lo spazio in cui si inserisce e di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza immersiva.