movimento

La mia fotografia militante.

Ho cominciato a fotografare i movimenti politici giovanili dalla fine degli anni '60. Dal '68 al G8 e oltre, dai cortei extraparlamentari ai ragazzi di Friday for future, momenti di tensione e momenti di gioia. In questa pagina solo qualche fotografia, per adesso.

I started photographing youth political movements from the late 1960s. From '68 to the G8 and beyond, from extra-parliamentary parades to Friday for Future boys, moments of tension and moments of joy. On this page only a few photographs, for now.

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Il G8 di Genova

Nei giorni 20-22 luglio 2001 Genova è stata la sede del vertice dei G8. Il movimento mondiale contro la globalizzazione ha organizzato negli stessi giorni una serie di incontri, seminari e manifestazioni per dimostrare che un mondo diverso è possibile. La scelta del governo italiano e delle forze preposte all'ordine pubblico è stata la violenza e la sospensione delle libertà civili, utilizzando come pretesto la presenza e le azioni di gruppi di violenti. I pochi violenti non sono stati contrastati e i moltissimi pacifici sono stati picchiati, arrestati e torturati nelle caserme. Queste foto voglio no testimoniare ciò che ho visto e vissuto insieme a centinaia di migliaia di persone.

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Il G8 di Genova, 2001 ©Adriano Silingardi

Fotografare il movimento

di Luca Borzani

(estratto dalla prefazione al libro "Genova in movimento")

Le fotografie di Adriano Silingardi rimandano a una stagione politica e culturale, “gli anni Settanta”, di cui si è largamente deformata la memoria e con cui molti degli stessi protagonisti hanno a lungo evitato di fare i conti. Il racconto pubblico è oscillato tra auto celebrazione e rimozione, ridimensionato di fatto in stereotipi che risultano contraddittori e poveri. Le ragioni di questa perdita di senso storico sono ovviamente molteplici, ma una appare di fondo: la difficoltà a misurarsi con la sconfitta. Perché di sconfitta insieme politica e generazionale si è trattato. La stessa definizione di “anni di piombo” assunta come sintesi dell’intero decennio e non del suo tragico epilogo è forse l’aspetto più emblematico dello svuotamento di una vicenda collettiva che ha avuto ben altri tratti e ambizioni. Non a caso la percezione della chiusura irreversibile di una fase, dell’improvvisa perdita di significato di linguaggi, comportamenti, auto rappresentazioni appartiene, come forse ultima estrema condivisione, a tutti coloro che vissero “in movimento” quegli anni...

...Le fotografie di Adriano Silingardi ripropongono frammenti genovesi di quell'età. E credo sia stata un’operazione utile riproporli in un volume corredato da una cronologia da lui stesso curata. Valgono credo alcune avvertenze di lettura. La fotografia e ancor più la cinepresa o la telecamera televisiva non erano strumenti di auto rappresentazione politica. Anzi nei loro confronti vigeva una sorta di sospetto, di possibile uso poliziesco. Siamo lontani dai giorni dell’amplificazione mediatica come surrogato dell’identità.

Non a caso la memoria visiva di quegli anni è sostanzialmente concentrata nelle immagini di due soli grandi fotografi affini culturalmente ai movimenti: Uliano Lucas e Tano D’Amico.

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Dal '68 agli anni '80 ©Adriano Silingardi

Photograph the movement

Adriano Silingardi's photographs refer to a political and cultural season, the "seventies", whose memory has been widely deformed and with which many of the protagonists themselves have long avoided dealing with them. The public story has oscillated between self-celebration and repression, in fact reduced to stereotypes that are contradictory and poor. The reasons for this loss of historical sense are obviously multiple, but one appears fundamental: the difficulty in measuring oneself with defeat. Because it was a political and generational defeat. The same definition of "years of lead" taken as a synthesis of the entire decade and not of its tragic epilogue is perhaps the most emblematic aspect of the emptying of a collective affair that has had other traits and ambitions. It is no coincidence that the perception of the irreversible closure of a phase, of the sudden loss of meaning of languages, behaviors, self-representations belongs, as perhaps the last extreme sharing, to all those who lived those years "on the move" ...

... Adriano Silingardi's photographs reproduce Genoese fragments of that age. And I believe it was a useful operation to propose them again in a volume accompanied by a chronology he himself edited. I think some warnings are valid. Photography and even more the camera or television camera were not instruments of political self-representation. Indeed, there was a sort of suspicion towards them, of possible police use. We are far from the days of media amplification as a surrogate for identity. It is no coincidence that the visual memory of those years is essentially concentrated in the images of only two great photographers culturally related to the movements: Uliano Lucas and Tano D’Amico.

The G8 in Genoa

On 20-22 July 2001 Genoa was the seat of the G8 summit. The world movement against globalization organized a series of meetings, seminars and demonstrations on the same days to demonstrate that a different world is possible. The choice of the Italian government and of the forces responsible for public order was the violence and suspension of civil liberties, using the presence and actions of groups of violent people as a pretext. The violent few were not confronted and the peaceful ones were beaten, arrested and tortured in the barracks. I don't want to show these photos what I saw and experienced together with hundreds of thousands of people.