Costantinopoli

Panorama de Constantinople, pris de la tour de Galata, composta da dieci fogli all'albumina, fotografia di Pascal Sébah
Ambrotipo della Moschea di Sueleyman I




La storia intrecciata di Costantinopoli e la fotografia è lunga e gloriosa, un grande fotografo che ha fatto la storia recente della città è mancato da poco, Ara Güler, detto l'Occho di Istanbul.

Costantinopoli, capitale della fotografia.

La città di Costantinopoli ha una tale importanza nella storia e nella cultura del nostro mondo che non si può condensare in poche righe o in poche pagine. Nel periodo in cui siamo spettatori della nascita della fotografia e della sua diffusione in Medio Oriente, la città è ancora la grande capitale imperiale, il crogiolo di popoli e di commerci, di cultura e di guerra che l’hanno resa grande. L’immagine fotografica che ci viene tramandata racconta palazzi immensi, viali infiniti, moschee gigantesche, bazar traboccanti di merci pregiate, botteghe di tessuti, venditori di strada, danzatrici velate e danzatori dervisci, pompieri muscolosi e portatori curvi sotto immensi basti carichi di mercanzie. Il Corno d’Oro brulica di vita e di attività non meno della terraferma.

Una delle prime immagini, forse del 1855, della città di Costantinopoli eseguita con procedimenti fotografici è un ambrotipo ripreso (l’autore è anonimo) dalla torre di Serasker, con la Moschea di Sueleyman I in primo piano e il Bosforo sullo sfondo. La moschea di Sueleyman I (Solimano il Magnifico) capolavoro dell’architetto Sinan, è stata costruita tra il 1550 e il 1557 ed è la più grande di Istanbul. La piccola struttura a cupola alla destra è il mausoleo di Sueleymanie.

Questa fotografia è probabilmente la prima ripresa della moschea. Un ambrotipo eseguito in esterno è abbastanza raro, infatti questo procedimento viene usato quasi esclusivamente per il ritratto in studio. L’immagine, su lastra di vetro, è contenuta in un astuccio in legno rivestito di pelle su cui sono impressi motivi floreali e geometrici. L’interno del coperchio è rivestito di velluto rosso. La screpolatura che si nota sull'emulsione (nell’ambrotipo è spalmata sul retro della lastra) è dovuta all'essiccazione eccessiva e al successivo decadimento dell’emulsione stessa.

La scoperta della fotografia, o meglio l’invenzione di Daguerre, fu annunciata in Turchia nel 1839 dai giornali della capitale. Nell'agosto del 1840, un quotidiano comunica che l’apparecchio di Daguerre era finalmente disponibile sul mercato. Da quel momento iniziarono anche nell'impero le avventure e le esperienze dei primi fotografi; cominciarono per primi gli europei, che trovavano nelle esotiche città ottomane soggetti nuovi e redditizi. La fotografia del periodo ottomano si sviluppa in due periodi: Abdulmecid I/Abdulaziz (1839 - 1876) ed Abdulhamid II (1876 - 1909).

In questo periodo sono stati censiti circa moltissimi studi di fotografi non-musulmani. Oltre a questi, si possono annoverare i fotografi provenienti dall'ovest sull'onda della ricerca dell’immagine orientale esotica e i fotografi militari. Alcuni fotografi musulmani come Basil Kargapulo, Abdullah Brothers, Nikolai Andreomenos, i Gulmez Frères, Asil Samanci e Bogos Tarkulyan furono insigniti del titolo di artista della città stupefacente; essi erano conosciuti per essere assai vicino al Palazzo. Speziali e chimici, solitamente armeni, si dedicarono alla dagherrotipia mettendo a frutto le loro conoscenze alchimistiche, seguiti più tardi dai greci e dagli occidentali trasferiti a Costantinopoli.

La vecchia Costantinopoli europea viene collegata con il quartiere asiatico e commerciale di Galata con un ponte per la prima volta nel 1845. Durante questi anni l’Impero Ottomano viene spinto sempre più ad avvicinarsi al modo di vivere dell’occidente. La prima banca è operativa in Costantinopoli nel 1847, ed le prime prove di telegrafia vengono eseguite lo stesso anno. Durante questi anni molte altre innovazioni toccano l’Impero Ottomano. La ferrovia tra Cairo e Alessandria è costruita nel 1854, e in architettura lo stile eclettico conosciuto come rococò turco raggiunge la punta massima di stravaganza nel nuovo Dolmabahçe Palace, costruito da Abdülaziz che, dopo il suo viaggio in Francia, vuole superare i fasti della corte francese. Nel 1857 viene introdotta la prima regolamentazione legislativa sulla stampa e l’attività editoriale. Una importante filiera di fotografi turchi nacque in ambiente militare, infatti lezioni di fotografia furono introdotte nei programmi della Scuola Imperiale di Ingegneria nel XIX° secolo. Diversi furono quindi i fotografi turchi che hanno studiato nelle accademie militari, come il Capitano Yuzbasi Hüsnü (1844-1896), insegnante alla scuola di artiglieria; era uno dei fotografi assegnati alla documentazione degli avvenimenti pubblici da Abdulhamit II. Egli scrisse anche un libro, Risale-I Fotografya, nel 1872. Questo lavoro, il primo scritto da un fotografo musulmano, fu pubblicato nel 1866 da Der Torosyon in caratteri Armeni. Bahriyeli Ali Sami insegnante di fotografia del Bahriye (Accademia Navale), firmò come "Ali Sami from the Naval Construction Engineers" un suo libro pubblicato nel 1893.

Il Sultano Abdülhamid II affidò anche ad altri fotografi turchi il compito di documentare luoghi ed eventi dell’Impero; Servili Ahmed Emin (1845-1892), Ali Rýza (?-1907) e Ali Sami Aközer (1866-1936). L’italiano Tancredi Dumas continuò il suo lavoro, iniziato a Beirut nel 1860, aprendo uno studio sulla Grande Rue de Pera nel 1866. La Grande Rue de Pera, la via più ampia e moderna della capitale, divenne ben presto il luogo più importante per la fotografia, infatti tutti i fotografi aprirono lo studio nella via o nelle immediate adiacenze, come si può vedere nella cartina a sinistra, dovuta alla studiosa turca di fotografia Egin Ozendes, grande conoscitrice dell'argomento.


Ara Güler, Beyoğlu, 1958
Panorama di Costantinopoli, ripreso dalla torre di Galata, dieci fogli all'albumina, fotografia di Pascal Sébah

I cani randagi di Costantinopoli.

Le foto di strada documentano la vita e il lavoro dei sudditi dell’Impero. Si può affermare che in quegli anni i fotografi divennero anche fotoreporter, imparando ad utilizzare il mezzo fotografico per documentare non solo monumenti, persone o mestieri, ma anche avvenimenti e fatti.

Un esempio interessante è la foto che rappresenta due delle migliaia di cani randagi che avevano invaso Costantinopoli, creando non pochi disagi alla popolazione. Ecco cosa racconta un viaggiatore occidentale: “Ovunque nella città si possono vedere grossi branchi di cani senza padrone. Essi vivono e dormono per la strada senza che nessuno li disturbi; perfino i cavalli stanno alla larga. I combattimenti tra loro sono frequenti, specialmente se uno di loro sconfina dal suo territorio abituale. Occasionalmente qualcuno da loro da mangiare, specialmente a Stamboul, dove sono più numerosi.”

Nel 1907 (?) finalmente il Sultano Abdulhamid II decise di intervenire e ordinò la cattura di tutti i cani randagi della città che vennero sbarcati poi su un’isola deserta davanti alla città: nel volgere di qualche mese i cani si divorarono a vicenda, finché non ne rimase nessuno vivo!

Stray dogs of Constantinople.

The street photos document the life and work of the subjects of the Empire. It can be said that in those years photographers also became photojournalists, learning to use the photographic medium to document not only monuments, people or professions, but also events and facts.

An interesting example is the photo representing two of the thousands of stray dogs that had invaded Constantinople, creating many inconveniences to the population. Here is what a western traveler says: “Everywhere in the city you can see large herds of dogs without a master. They live and sleep on the street without anyone disturbing them; even horses stay away. The fighting between them is frequent, especially if one of them borders on his usual territory. Occasionally someone to feed them, especially in Stamboul, where they are more numerous. "

In 1907 (?) Sultan Abdulhamid II finally decided to intervene and ordered the capture of all the stray dogs of the city which were then landed on a deserted island in front of the city: in a few months the dogs devoured each other, until no one was left alive!

Constantinople, the capital of photography.

The city of Constantinople has such an importance in the history and culture of our world that it cannot be condensed into a few lines or a few pages. In the period in which we are spectators of the birth of photography and its diffusion in the Middle East, the city is still the great imperial capital, the melting pot of peoples and businesses, culture and war that made it great. The photographic image that is handed down to us tells of immense buildings, infinite avenues, gigantic mosques, bazaars overflowing with precious goods, fabric shops, street vendors, veiled dancers and dervish dancers, muscular firemen and curved bearers under immense baskets laden with merchandise. The Golden Horn is teeming with life and activity no less than the mainland.

One of the first images, perhaps from 1855, of the city of Constantinople made with photographic procedures is an ambrotype taken (the author is anonymous) from the Serasker tower, with the Sueleyman I Mosque in the foreground and the Bosphorus in the background. The Sueleyman I Mosque (Suleiman the Magnificent), a masterpiece by architect Sinan, was built between 1550 and 1557 and is the largest in Istanbul. The small domed structure to the right is the Sueleymanie mausoleum.

This photograph is probably the first shot of the mosque. An ambrotype performed outdoors is quite rare, in fact this procedure is used almost exclusively for the portrait in the studio. The image, on a glass plate, is contained in a wooden case covered with leather on which floral and geometric motifs are imprinted. The inside of the lid is covered with red velvet. The cracking that can be seen on the emulsion (in the ambrotype is spread on the back of the plate) is due to excessive drying and subsequent decay of the emulsion itself.

The discovery of photography, or rather Daguerre's invention, was announced in Turkey in 1839 by newspapers in the capital. In August 1840, a newspaper reported that Daguerre's device was finally available on the market. From that moment on, the adventures and experiences of the first photographers also began in the empire; Europeans first began, finding new and profitable subjects in exotic Ottoman cities. The photograph of the Ottoman period develops in two periods: Abdulmecid I / Abdulaziz (1839 - 1876) and Abdulhamid II (1876 - 1909).

During this period, many studies of non-Muslim photographers were surveyed. In addition to these, photographers from the west can be counted on the wave of the search for an exotic oriental image and military photographers. Some Muslim photographers such as Basil Kargapulo, Abdullah Brothers, Nikolai Andreomenos, the Gulmez Frères, Asil Samanci and Bogos Tarkulyan were awarded the title of artist of the amazing city; they were known to be very close to the Palace. Apothecaries and chemists, usually Armenians, devoted themselves to the daguerreotype by exploiting their alchemical knowledge, followed later by the Greeks and the Westerners transferred to Constantinople.

The old European Constantinople was connected to the Asian and commercial district of Galata with a bridge for the first time in 1845. During these years the Ottoman Empire was increasingly pushed to get closer to the western way of life. The first bank operated in Constantinople in 1847, and the first telegraphy tests were performed the same year. During these years many other innovations touch the Ottoman Empire. The railway between Cairo and Alexandria was built in 1854, and in architecture the eclectic style known as the Turkish Rococo reaches the maximum point of extravagance in the new Dolmabahçe Palace, built by Abdülaziz who, after his trip to France, wants to overcome the splendor of the court French. In 1857 the first legislative regulation on printing and publishing was introduced. An important supply chain of Turkish photographers was born in the military environment, in fact photography lessons were introduced into the programs of the Imperial School of Engineering in the 19th century. There were therefore several Turkish photographers who studied in military academies, such as Captain Yuzbasi Hüsnü (1844-1896), a teacher at the artillery school; he was one of the photographers assigned to the documentation of public events by Abdulhamit II. He also wrote a book, Risale-I Fotografya, in 1872. This work, the first written by a Muslim photographer, was published in 1866 by Der Torosyon in Armenian characters. Bahriyeli Ali Sami photography teacher from Bahriye (Naval Academy), signed his book as "Ali Sami from the Naval Construction Engineers" published in 1893.

Sultan Abdülhamid II also entrusted other Turkish photographers with the task of documenting places and events of the Empire; Serve Ahmed Emin (1845-1892), Ali Rýza (? -1907) and Ali Sami Aközer (1866-1936). The Italian Tancredi Dumas continued his work, which began in Beirut in 1860, opening a studio on the Grande Rue de Pera in 1866. The Grande Rue de Pera, the widest and most modern street in the capital, soon became the most important place for photography, in fact, all photographers opened the studio in the street or in the immediate vicinity, as can be seen on the map on the left, due to the Turkish photography scholar Egin Ozendes, a great connoisseur of the subject.