Gabriel Lekegian

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Lo studio di Lekegian, vedi insegna in alto a sinistra (immagine dalla rete)
firma e didascalia tipiche dello studio

Gabriel, pittore e fotografo.

Fotografo armeno (1853 - ?), lavora in tutto il Medio Oriente tra il 1880 e il 1920 circa. Diventa fotografo ufficiale delle forze armate britanniche d'occupazione in Egitto. Realizza numerose fotografie molte delle quali vendute ai pittori orientalisti, tra i quali Ludwig Deutsch e il francese Jean-Leon Gerome. Le sue opere infatti – come quelle di altri colleghi del periodo - si prestavano particolarmente ad essere utilizzate come base per la composizione dei quadri orientalisti, per l’accuratezza delle prospettive e il gusto della composizione architettonica. Lui stesso aveva iniziato a Costantinopoli come assistente di un pittore, Salvatore Valeri, il quale poi sposerà la sorella di Gabriel (1).

Gabriel Lekegian lascia Costantinopoli intorno al 1880, e apre il suo studio vicino al leggendario hotel Shepheard, fra la via Qasr al-Nil e la Piazza dell’ Opera, nella zona che doveva diventare un triangolo dorato della fotografia del Cairo. A quel tempo, gli armeni avevano praticamente un monopolio virtuale sulla professione di fotografo.

Con una sensibilità tipicamente orientale ma esente dalla proibizione religiosa sulla rappresentazione di esseri viventi, gli armeni – cristiani - erano i più disposti a introdurre e sviluppare l’ultima e bizzarra manifestazione di tecnologia occidentale in Egitto. Anche se molti di loro paiono vedere in questa nuova professione soltanto una forma di commercio remunerativo, l'arte della fotografia, ed in particolare il ritratto fotografico, doveva egualmente trasformarsi in una specialità armena. Il dominio degli armeni in questo campo deve essere inquadrato anche nel contesto dell'Egitto dove alcune professioni erano affare quasi esclusivo di specifiche comunità etniche. I greci hanno fatto funzionare i caffè e le drogherie; gli italiani hanno avuto l'ingegneria e le tipografie; i maltesi erano avvocati o giornalisti. Gli armeni, popolo perseguitato e disperso, avevano la fotografia, perché, dice Mardik, figlio di uno dei primi fotografi in Damasco, -" l’abilità non può essere derubata e noi possiamo sempre prendere nuovi obiettivi e nuova carta in qualunque posto troviamo rifugio".

I soggetti preferiti da Lekegian furono sostanzialmente gli stessi di tutti i fotografi che lavoravano in quei paesi, ovvero ciò che maggiorante attirava i turisti. Si coglie però nel suo lavoro una grande curiosità nei confronti delle culture locali e del lavoro; egli più che altri colleghi seppe operare sul campo, raggiungendo effetti di grande verismo. Nei primi decenni del ‘900, quando cominciò la crisi delle stampe fotografiche e iniziò la fortuna delle Cartes Postales, meno costose da produrre e quindi da vendere, lo studio non si fece prendere alla sprovvista e si buttò nel nuovo settore, producendo anche cartoline osé, molto apprezzate in occidente.

Due sono le firme conosciute “Lekegian, G., & Co” e “Art. G. Lekegian & Fils”. Sulle stampe sono sempre riportate la firma, il numero e la didascalia.


(1) Maria Adriana Giusti, Ezio Godoli, L’orientalismo nell’architettura italiana tra Ottocento e Novecento, 1999.



differenti cartigli sul verso delle foto di studio

Una serie di albumine colorate a mano, uno dei lavori più accurati del tempo, una sensibilità artistica che ci fa pensare che lui stesso se ne sia occupato.

Purtroppo le fotografie non fanno parte della fototeca ! (collezione privata).





Gabriel, painter and photographer.

Armenian photographer (1853 -?), He worked throughout the Middle East between 1880 and 1920. Become an official photographer of the British occupation forces in Egypt. He made numerous photographs, many of which were sold to Orientalist painters, including Ludwig Deutsch and the Frenchman Jean-Leon Gerome. In fact, his works - like those of other colleagues of the period - lent themselves particularly to be used as a basis for the composition of Orientalist paintings, for the accuracy of the perspectives and the taste of the architectural composition. He himself had started in Constantinople as an assistant to a painter, Salvatore Valeri, who would later marry Gabriel's sister (1).

Gabriel Lekegian leaves Constantinople around 1880, and opens his studio near the legendary Shepheard hotel, between Qasr al-Nil street and Opera square, in the area that was to become a golden triangle of Cairo's photography. At that time, Armenians practically had a virtual monopoly on the profession of photographer.

With a typically oriental sensitivity but exempt from religious prohibition on the representation of living beings, the Armenians - Christians - were the most willing to introduce and develop the latest and most bizarre manifestation of western technology in Egypt. Although many of them seem to see in this new profession only a form of profitable trade, the art of photography, and in particular the photographic portrait, was also to be transformed into an Armenian specialty. Armenian dominance in this field must also be seen in the context of Egypt where some professions were an almost exclusive affair of specific ethnic communities. The Greeks ran cafes and groceries; the Italians had engineering and printers; the Maltese were lawyers or journalists. The Armenians, persecuted and dispersed people, had photography, because, says Mardik, son of one of the first photographers in Damascus, - "skill cannot be robbed and we can always take new lenses and new paper wherever we find refuge ".

Lekegian's favorite subjects were basically the same as all the photographers who worked in those countries, that is what attracted the most tourists. However, in his work there is a great curiosity towards local cultures and work; more than other colleagues, he knew how to operate in the field, achieving effects of great realism. In the first decades of the 1900s, when the crisis of photographic prints began and the fortune of the Cartes Postales began, less expensive to produce and therefore to sell, the studio did not get caught off guard and jumped into the new sector, also producing risque postcards , much appreciated in the West.

There are two known signatures "Lekegian, G., & Co" and "Art. G. Lekegian & Fils ". The signature, number and caption are always printed on the prints.