gli album fotografici

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Gli album, piccole storie

Gli album fotografici sono una grande testimonianza di storie, piccole e grandi. Ognuno di essi è una finestra aperta sul passato, un racconto di vita, il ricordo di un viaggio felice o di una guerra tremenda. Vi sono molti tipi di album, ognuno legato al periodo storico sia per la tipologia delle foto contenute che per la fattura del contenitore. I primi album furono oggetti artigianali creati su misura per il committente. La standardizzazione delle fotografie comincia con l'introduzione delle Carte de Visite nel 1854. La certezza dimensionale permise quindi la produzione di album che venivano venduti nei negozi specializzati. La tecnica di costruzione era piuttosto complessa, con una struttura "a sandwich" per cui la foto veniva inserita tramite una fessura nella finestrella creata tra i due fogli. Con il proliferare dei formati (cabinet, victoria, imperial ecc) le pagine degli album si divideranno tra i vari formati. Gli album "a finestre" ospitavano anche foto su diversi supporti, ad esempio i ferrotipi (tintypes). Il decoro degli album può essere vario, i materiali spaziano dal cartone alla pelle alla stoffa; gli inserti possono essere in metallo o vetro. Altra storia sono gli album destinati ad ospitare le stampe all'albumina di grandi dimensioni. I soggetti sono quelli classici dei viaggi esotici o delle città d'arte. Le stampe all'albumina venivano prodotte quasi esclusivamente da fotografi professionisti e vendute negli atelier o addirittura per corrispondenza. I soggetti ricorrenti sono quasi sempre gli stessi, ovvero: Egitto, Costantinopoli, Atene per il vicino oriente, Parigi, Roma, Genova, Napoli e Venezia per l'Europa. Questi album possono arrivare a dimensioni (e peso) veramente imponenti. Le stampe all'albumina erano vendute così come venivano stampate, ovvero su un sottilissimo foglio formato cm.20x25 o simili; il solo sistema di fissarle era l'incollaggio sulle pagine dell'album. Questo ha permesso a molti album di arrivare integri sino a noi, non essendo possibile un distacco accidentale, come ad esempio si verifica con le foto fissate per mezzo di angolini. Purtroppo i mercanti moderni non esitano a distruggere gli album per vendere i singoli fogli e guadagnare qualcosa di più! Patrimoni di immagini, raccolte da persone ormai dimenticate, con criteri e valutazioni estremamente personali vengono così distrutti per sempre.

Dopo il periodo dei precursori con il nuovo secolo (il XX°) la fotografia diventa patrimonio di molti, specialmente della borghesia emergente che ha i mezzi economici e le occasioni per fotografare momenti di vita personale, cerimonie o guerre. I nuovi apparecchi a pellicola, più piccoli e leggeri, favoriscono la diffusione della fotografia; nascono i primi album di famiglia che raccolgono immagini di ogni tipo. Moltissimi di questi album sono stati inghiottiti dall'oblio, distrutti, venduti, smembrati. Molti esistono ancora e ci raccontano la vita, le speranze e la morte delle nostre famiglie o di altri, che possono appassionarci comunque. Dopo la prima grande e sanguinosa guerra mondiale si susseguono le avventure coloniali, le cui immagini balzano al posto d'onore negli album degli anni tra le due guerre. Indigene discinte, studi antropologici fai da te su usi e costumi esotici, ma anche crudeli reportage su impiccagioni di "ribelli" e bombardamenti di villaggi. Arriva poi la Prima guerra mondiale; nelle foto dei primi anni di guerra troviamo un tripudio di mezzi meccanici, sfilate, forti e ridotte. Le foto dei soldati mostrano volti sorridenti, scherzi e l'illusione che tutto sarebbe finito al più presto. Il resto è storia nota. Dopo la prima venne la Seconda guerra mondiale che ci consegna più materiali della Prima, considerato che le fotocamere erano più maneggevoli ed economiche.

Nel dopoguerra per qualche anno non abbiamo grandi testimonianze, la gente è povera, è stanca, le cose da fare sono molte, le priorità sono altre. Gli anni '50 portano nuova linfa alla rappresentazione privata, tutti vogliono fissare su pellicola le nuove conquiste, non più steppe russe o deserti africani, ma appartamentini appena costruiti e rombanti Fiat 600. Nell'estate del 2004 durante un viaggio nei paesi baltici, al mercato delle pulci di Riga ho trovato due album di un soldato, risalenti agli anni '60; la copertina di uno dei due è disegnata a mano con un sommergibile e le pagine interne invece ornate da fiori!

Il progressivo benessere porta ad un esponenziale sviluppo della fotografia amatoriale, anche se si perde in parte il gusto semplice e un po’ naïve dell'album di famiglia. L'irrompere sulla scena delle nuove tecnologie del XXI° secolo cambia per sempre i modi di fruizione delle immagini, e qui il discorso si fa lungo...

Nelle collezioni della Fototeca abbiamo molti album di provenienza e tipologia eterogenee; spesso gli album sono accompagnati da documenti e altro materiale utile a contestualizzare le fotografie. Un buon esempio è rappresentato dagli album del Fondo Riccardo Angelini, descritto in una pagina dedicata.

The albums, little stories

Photo albums are a great testimony of stories, small and large. Each of them is a window open on the past, a story of life, the memory of a happy journey or a terrible war. There are many types of albums, each linked to the historical period both for the type of photos contained and for the invoice of the container. The first albums were handmade objects made to measure for the client. The standardization of the photographs begins with the introduction of the Cartes de Visite in 1858. The dimensional certainty therefore allowed the production of albums that were sold in specialized stores. The construction technique was quite complex, with a "sandwich" structure whereby the photo was inserted through a slot in the window created between the two sheets. With the proliferation of formats (cabinet, victoria, imperial etc.) the album pages will divide among the various formats. The "windowed" albums also housed photos on various media, such as tintypes. The decoration of the albums can be varied, the materials range from cardboard to leather to fabric; the inserts can be in metal or glass. Another story are the albums intended to accommodate large albumin prints. The subjects are the classic ones of exotic travels or cities of art. Albumin prints were produced almost exclusively by professional photographers and sold in ateliers or even by mail order. The recurring subjects are almost always the same, namely: Egypt, Constantinople, Athens for the Near East, Paris, Rome, Genoa, Naples and Venice for Europe. These albums can reach truly impressive dimensions (and weight). Albumin prints were sold as they were printed, or on a very thin sheet of 20x25 cm or similar; the only way to fix them was to stick them on the album pages. This has allowed many albums to arrive intact to us, as accidental detachment is not possible, as for example occurs with photos fixed by means of corners. Unfortunately, modern merchants don't hesitate to destroy albums to sell individual sheets and earn something more! Heritages of images, collected by now forgotten people, with extremely personal criteria and evaluations are thus destroyed forever.

After the period of the forerunners with the new century (the 20th), photography became the patrimony of many, especially of the emerging bourgeoisie who had the economic means and the opportunities to photograph moments of personal life, ceremonies or wars. The new film devices, smaller and lighter, favor the diffusion of photography; the first family albums are born which collect images of all kinds. Many of these albums have been swallowed by oblivion, destroyed, sold, dismembered. Many still exist and tell us about the life, hopes and death of our families or others, who can still thrill us. After the first great and bloody world war colonial adventures followed one another, whose images jumped to pride of place in the albums of the years between the two wars. Discolored natives, anthropological studies do it yourself on exotic uses and customs, but also cruel reports on hangings of "rebels" and bombing of villages. Then came the Second World War; in the photos of the first years of the war we find a riot of mechanical means, parades, strong and reduced. The photos of the soldiers show smiling faces, jokes and the illusion that everything would end soon. The rest is known history.

In the post-war period, for a few years we don't have great testimonies, people are poor, tired, there are many things to do, the priorities are others. The 1950s brought new life to private representation, everyone wanted to fix the new conquests on film, no longer Russian steppes or African deserts, but newly built and rumbling Fiat 600 apartments. In the summer of 2004 during a trip to the Baltic countries, Riga flea market I found two albums of a soldier, dating back to the 60s; the cover of one of the two is hand-drawn with a submarine and the inside pages adorned with flowers!

The progressive well-being leads to an exponential development of amateur photography, even if the simple and slightly naive taste of the family album is partially lost. The bursting onto the scene of the new technologies of the 21st century changes the ways of using images forever, and here the discussion is long ...