impero ottomano

"Ogni immagine è un'idea. Un'immagine evoca più significato politico ed emotivo di quanto possano esprimere centinaia di pagine di scrittura. Ecco perché preferisco ricorrere alle fotografie piuttosto che ai documenti scritti" (Abdulhamid II, Sultano dei Turchi). Queste parole fanno capire quanto questo accorto regnante tenesse in gran conto la fotografia. Senza la sua spinta istituzionale forse la storia della fotografia del medio e vicino oriente sarebbe stata diversa. La capitale dell'impero, la città dai molti nomi, Costantinopoli, divenne una delle capitali mondiali della fotografia.

Questa pagina è lo snodo per accedere a tutti i materiali relativi all'impero Ottomano, vicino oriente e sud Mediterraneo. Da qui si può scegliere di visitare le gallerie, sfogliare i documenti, conoscere le pubblicazioni prodotte e avere una panoramica sulle mostre allestite da Fototeca. Trovate anche una breve introduzione storica e una presentazione abbastanza esplicativa degli argomenti trattati.

" Every picture is an idea. A picture evokes more political and emotional significance than a hundres pages of writing can express. That is why I prefer to have recourse to photographs than written documents" (Abdulhamid II, Sultan of the Turks) These words make it clear how much this shrewd ruler held photography in high regard. Without its institutional drive, perhaps the history of photography in the Middle and Near East would have been different. The capital of the empire, the city of many names, Constantinople, became one of the world capitals of photography.

This page is the link to access all the materials related to the Ottoman Empire, near east and south Mediterranean. From here you can choose to visit the galleries, browse the documents, learn about the publications produced and get an overview of the exhibitions set up by the Fototeca. You will also find a brief historical introduction and a fairly explanatory presentation of the topics covered.

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Presentazione CONFERENZA_2020_WEB_ridotta.ppt
Una sintetica presentazione preparata per un ciclo di conferenze organizzate dal corso di lingua e scrittura araba del Politecnico di Torino.
A concise presentation prepared for a series of conferences organized by the Arabic language and writing course of the Polytechnic of Turin (in italian)

QUALCHE CENNO STORICO

L’Impero Ottomano è fondato da Osman I, che da il nome alla dinastia; egli proviene da uno dei molti gruppi di Turchi entrati in Anatolia agli inizi del XIV° secolo, fuggendo dell’invasione dei mongoli. I successori di Osman conquistano Adrianopoli e vi trasferiscono la capitale dell’impero battezzandola Edirne. Mehmed II conquista infine Costantinopoli nel 1453 e la dichiara capitale. Nel 1683 gli Ottomani arrivano fino alle porte di Vienna ma la loro potenza ha ormai raggiunto il culmine e subisce una battuta di arresto. Dopo la mancata espansione in Europa settentrionale l’Impero perde gradualmente la sua importanza, sino ad arrivare a metà del XIX° secolo, il periodo che ci interessa per la nostra storia.

Nel 1839 (anno dell’invenzione ufficiale della fotografia) muore il sultano Mahmud II e gli succede il figlio sedicenne Abdülmecit I che muore in giovane età, gli succede Abdülaziz; dopo di lui regna per un solo anno Murat V, seguito da Abdülhamit II, il cui regno durerà invece per ben 33 anni. Abdülhamid, il cui sogno è di restaurare la grande potenza dell’impero, viene invece travolto da tragedie, massacri e follie, detronizzato all’avvento del XX° secolo e sostituito da Mehmed Resad V. La dinastia Ottomana si estingue definitivamente con Mehmet Vahdettin VI. L’ultimo Sultano, deposto dal parlamento, lascia la Turchia a bordo di un vascello Inglese nel 1922 verso il suo esilio di Sanremo; nel 1923 il parlamento turco proclama Ankara capitale della giovane Repubblica Turca sotto la guida del movimento laico e modernista guidato da Mustafa Kemal, poi detto Ataturk (padre dei turchi), nei territori che costituiscono la Turchia moderna. Nel suo massimo sviluppo l’Impero Ottomano era arrivato a comprendere Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Arabia, Giordania, Palestina, Siria, Iraq, Anatolia, Caucasia, Crimea, Bessarabia, Romania, Yugoslavia, Bulgaria, Grecia, Cipro, Ungheria, Sudan.

Il sultano Mahmud II (in carica dal 1808 al 1839) è il primo monarca turco a seguire l’esempio dei suoi colleghi occidentali, imponendo che il suo ritratto (una miniatura) venga esposto negli uffici pubblici; è una vera rivoluzione nel campo dell’immagine, ricordiamo infatti che l’Islam vietava la riproduzione iconografica di esseri viventi. Come succede che l’Impero Ottomano, basato sull’osservanza della religione islamica, ammetta l’uso ufficiale della fotografia? Dopo le aperture di Mahmud II, che avevano rotto il tabù, al diffondersi della fotografia viene convocato un simposio di sapienti i quali decidono che i fotografi registrano semplicemente i riflessi emessi dalla luce di Dio, utilizzando per il fotografo il termine arabo musawwir shamsi - colui che crea immagini dal Sole. E’ interessante notare che molti anni dopo una motivazione quasi identica permetterà lo sviluppo delle prime televisioni arabe.

Abdülhamit II imprime un grande impulso all’uso della fotografia, incaricando diversi fotografi di compiere una vera campagna estensiva per riprendere luoghi e persone di tutto l’Impero. La fotografia è considerata inizialmente come fonte di informazioni riservate per il Sultano. In pochi anni sono preparati e presentati al palazzo dai fotografi di corte quasi 800 album con circa 35.000 fotografie. Alcuni di questi album sono inviati da Abdulhamit II alle maggiori istituzioni scientifiche dei paesi occidentali, tra cui la Libreria del Congresso Americano e il British Museum di Londra. La fotografia non è quindi intesa inizialmente come mezzo artistico dal Sultano ma come una finestra sul mondo esterno di cui lui poco conosce direttamente; l’altro scopo è avere a disposizione e trasmettere una immagine vigorosa e moderna del suo Impero per finalità politiche e militari. Abdülhamid II viene detronizzato nel 1909, chiudendo quindi il periodo “istituzionale” della fotografia ottomana, che comunque continua a svilupparsi in maniera autonoma, dopo l’apporto iniziale degli europei.

La storia della fotografia viene fatta iniziare convenzionalmente nel 1839, quando Louis-Jacques Mande Daguerre fa pubblico annuncio del primo processo fotografico pratico, il dagherrotipo. L’invenzione di Daguerre è annunciata anche in Turchia dai giornali della capitale in contemporanea con l’occidente.

Da quel momento iniziano anche in medio oriente le avventure e le esperienze dei primi fotografi; cominciano gli europei, che trovano nelle esotiche città dell’impero soggetti nuovi e redditizi, seguiti subito da speziali e chimici mediorientali, spesso armeni, che si dedicano alla fotografia mettendo a frutto le loro conoscenze alchimistiche, seguiti più tardi dai greci e dai musulmani.

L’elenco dei primi fotografi e delle loro imprese è lungo, possiamo ricordare solo alcuni di questi avventurosi personaggi come Ernest de Caranza che arriva a Costantinopoli nel 1852 e produce centinaia di calotipi durante i suoi grandi viaggi attraverso l’Anatolia. Egli raccoglie 55 di questi calotipi in un album che viene presentato al Sultano Abdülmecid, che lo ricompensa con il titolo di Fotografo Imperiale. I fratelli Wichen, Kevork e Hovsen Abdullahian, conosciuti come Abdullah frères, entrano come apprendisti nello studio aperto nel 1856 dal chimico tedesco Rabach e ne rilevano la direzione al suo ritorno in Germania nel 1858.

Il francese Felix Bonfils, sua moglie Lydia Cabanis e suo figlio Adrien lasciano la Francia del Sud e aprono uno studio fotografico in Beirut, riprendendo migliaia e migliaia di fotografie di Costantinopoli, della penisola anatolica, della Terra Santa, dell’Egitto. Una importante filiera di fotografi turchi nasce perfino in ambiente militare, infatti lezioni di fotografia sono introdotte nei programmi della Scuola Imperiale di Ingegneria.

Molti sono anche i fotografi italiani che scelgono di lavorare in medio oriente. Antonio Beato si separa da suo fratello Felice che viaggia in estremo oriente e si trasferisce in Egitto, cosi come E.Lauro, Luigi Fiorillo e molti altri. Il veneziano Carlo Naya è uno dei primi fotografi a insediarsi a Pera, un quartiere centrale e vivacissimo di Costantinopoli, dirimpetto all’ambasciata Russa, sulla Grande rue de Pera.

Nascono vere dinastie di fotografi, come i Sebah, che si pongono con prepotenza tra i maggiori professionisti dell’epoca iniziando con lo studio El Chark, nel 1857. E’ Pascal Sebah, il capostipite, a riprendere le fotografie per l’album dei costumi ottomani pubblicato in occasione della esposizione di Vienna del 1873. Alla sua morte il figlio Jean Sebah diviene socio di Policarpe Joaillier nel 1888, dopodiché lo studio assunse la denominazione Sebah & Joaillier. Quando il fotografo svedese Guillaume Berggren visita Costantinopoli si innamora a prima vista di questa città misteriosa e fa di tutto per potervi rimanere; apre il suo studio a Pera all’inizio del 1870. Le sue fotografie di Costantinopoli denotano una grande tecnica di ripresa e composizione. I fratelli Gülmez di Pera si specializzano in ritratti e scene pastorali nei dintorni di Costantinopoli.

I fratelli Zangaki aprono il loro atelier a Port Said tra il 1870 e il 1880. Sono due fratelli di probabile origine greca, dalla vita avventurosa. I Zangaki frères rivestono una particolare importanza nella storia della fotografia, principalmente per la smisurata quantità delle loro stampe e l’importanza del loro contributo alla conoscenza del Medio Oriente nella seconda metà dell’800. Una particolarità che li distingue dalla quasi totalità dei loro colleghi dell’epoca è l’abitudine di ritrarsi in moltissime fotografie, come se sentissero la necessità di tramandare non solo il loro lavoro ma anche i loro volti. La loro presenza nelle foto ha un senso di ironia, è una presenza viva, quasi giocosa. Essi sono tra i primi a dotarsi di una piccola carrozza chiusa allestita come laboratorio mobile.

Fototeca ha stilato un elenco, in continuo aggiornamento, dei fotografi che operarono nell'area allargata.


SOME HISTORICAL BACKGROUND

The Ottoman Empire was founded by Osman I, who gives the dynasty its name; he comes from one of the many groups of Turks who entered Anatolia in the early 14th century, fleeing the invasion of the Mongols. Osman's successors conquer Adrianople and move the capital of the empire there, baptizing it Edirne. Mehmed II finally conquered Constantinople in 1453 and declared it the capital. In 1683 the Ottomans reached the gates of Vienna but their power has now reached its climax and suffered a setback. After the failure to expand in Northern Europe, the Empire gradually lost its importance, until it reached the middle of the 19th century, the period that interested us in our history.

In 1839 (the year of the official invention of photography) Sultan Mahmud II died and was succeeded by his sixteen-year-old son Abdülmecit I who died at a young age, succeeded by Abdülaziz; after him Murat V reigns for only one year, followed by Abdülhamit II, whose reign will last for 33 years. Abdülhamid, whose dream is to restore the great power of the empire, is instead overwhelmed by tragedies, massacres and follies, dethroned at the advent of the 20th century and replaced by Mehmed Resad V. The Ottoman dynasty is definitively extinguished with Mehmet Vahdettin VI . The last Sultan, deposed by parliament, left Turkey on board an English vessel in 1922 towards his exile in Sanremo; in 1923 the Turkish parliament proclaimed Ankara the capital of the young Turkish Republic under the leadership of the secular and modernist movement led by Mustafa Kemal, later called Ataturk (father of the Turks), in the territories that make up modern Turkey. In its maximum development the Ottoman Empire had come to include Algeria, Tunisia, Libya, Egypt, Arabia, Jordan, Palestine, Syria, Iraq, Anatolia, Caucasia, Crimea, Bessarabia, Romania, Yugoslavia, Bulgaria, Greece, Cyprus, Hungary, Sudan.

Sultan Mahmud II (in office from 1808 to 1839) is the first Turkish monarch to follow the example of his western colleagues, requiring that his portrait (a miniature) be exhibited in public offices; it is a real revolution in the field of image, we remember that Islam prohibited the iconographic reproduction of living beings. How does it happen that the Ottoman Empire, based on observance of the Islamic religion, admits the official use of photography? After the openings of Mahmud II, who had broken the taboo, a symposium of scholars is convened as the photography spreads, who decide that photographers simply record the reflections emitted by the light of God, using the Arabic term musawwir shamsi for the photographer which creates images from the Sun. It is interesting to note that many years later an almost identical motivation will allow the development of the first Arab televisions.

Abdülhamit II gives a great impetus to the use of photography, commissioning several photographers to carry out a real extensive campaign to shoot places and people from all over the Empire. The photograph is initially considered as a source of confidential information for the Sultan. In a few years, almost 800 albums with about 35,000 photographs were prepared and presented to the palace by the court photographers. Some of these albums are sent by Abdulhamit II to major scientific institutions in western countries, including the American Congress Library and the British Museum in London. Photography is therefore not intended initially as an artistic medium by the Sultan but as a window on the external world of which he knows little directly; the other purpose is to have available and transmit a vigorous and modern image of his Empire for political and military purposes. Abdülhamid II was dethroned in 1909, thus closing the "institutional" period of Ottoman photography, which however continues to develop independently, after the initial contribution of the Europeans.

The history of photography was conventionally started in 1839, when Louis-Jacques Mande Daguerre made public announcement of the first practical photographic process, the daguerreotype. Daguerre's invention is also announced in Turkey by newspapers in the capital simultaneously with the West.

From that moment the adventures and experiences of the first photographers began in the Middle East; Europeans begin, finding new and profitable subjects in the exotic cities of the empire, immediately followed by Middle Eastern apothecaries and chemists, often Armenians, who dedicate themselves to photography by exploiting their alchemical knowledge, followed later by the Greeks and Muslims.

The list of early photographers and their exploits is long, we can remember only some of these adventurous characters such as Ernest de Caranza who arrives in Constantinople in 1852 and produces hundreds of calotypes during his great travels through Anatolia. He collects 55 of these calotypes in an album which is presented to Sultan Abdülmecid, who rewards him with the title of Imperial Photographer. The brothers Wichen, Kevork and Hovsen Abdullahian, known as Abdullah frères, enter the studio opened in 1856 by the German chemist Rabach as apprentices and take over the direction of his return to Germany in 1858.

French Felix Bonfils, his wife Lydia Cabanis and his son Adrien leave southern France and open a photographic studio in Beirut, taking thousands and thousands of photographs of Constantinople, the Anatolian peninsula, the Holy Land, Egypt. An important supply chain of Turkish photographers was born even in the military environment, in fact photography lessons are introduced in the programs of the Imperial School of Engineering.

There are also many Italian photographers who choose to work in the Middle East. Antonio Beato separates from his brother Felice who travels to the Far East and moves to Egypt, as well as E.Lauro, Luigi Fiorillo and many others. The Venetian Carlo Naya is one of the first photographers to settle in Pera, a central and lively district of Constantinople, opposite the Russian embassy, ​​on the Grande rue de Pera.

Real dynasties of photographers were born, such as Sebah, who arose with arrogance among the leading professionals of the time starting with the El Chark studio in 1857. Pascal Sebah, the progenitor, took the photographs for the costume album Ottomans published on the occasion of the Vienna exhibition of 1873. At his death his son Jean Sebah became a partner of Policarpe Joaillier in 1888, after which the studio took the name Sebah & Joaillier. When the Swedish photographer Guillaume Berggren visits Constantinople, he falls in love with this mysterious city at first sight and does everything he can to stay there; he opened his studio in Pera at the beginning of 1870. His photographs of Constantinople denote a great technique of recovery and composition. The Gülmez brothers from Pera specialize in portraits and pastoral scenes around Constantinople.

The Zangaki brothers open their studio in Port Said between 1870 and 1880. They are two brothers of probable Greek origin, with an adventurous life. The Zangaki frères are of particular importance in the history of photography, mainly due to the immense quantity of their prints and the importance of their contribution to knowledge of the Middle East in the second half of the 19th century. A peculiarity that distinguishes them from almost all of their colleagues at the time is the habit of portraying themselves in many photographs, as if they felt the need to pass on not only their work but also their faces. Their presence in the photos has a sense of irony, it is a lively, almost playful presence. They are among the first to have a small closed carriage set up as a mobile laboratory.

Fototeca has compiled a list, constantly updated, of photographers who worked in the enlarged area.