Hippolyte Arnoux

Hippolyte Arnoux, un possibile ritratto sullo sfondo del Canale.
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Place de Lesseps, Port Said -particolare dell'atelier di Hyppolite Arnoux
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verso di un cabinet firmato Arnoux & Sébah
due esempi di firma e didascalia usati abitualmente sulle stampe

Hippolyte Arnoux, il fotografo del canale di Suez

Il poco che sappiamo circa Hippolyte Arnoux lo abbiamo imparato dalle sue fotografie. Francese, lavora in Egitto durante gli anni ’60 del 1800. Come molti altri fotografi soccombe al fascino dell’orientalismo. Durante quel periodo fotografa i monumenti del Cairo (tombe dei Califfi, la Cittadella), le curiosità archeologiche (la sfinge e le piramidi) ed i commerci della via (l’arrotina araba ed il suo cliente, il portatore d' acqua, il barbiere arabo). Molto importanti i numerosi ritratti etnografici in studio (donna ebrea, donna turca, danzatore arabo). Altre sue fotografie, conservate nella Bibliothèque Nationale di Francia e nelle collezioni private, parlano dei suoi viaggi ad Aden, Gerusalemme, nel Sudan, in Somalia ed in Etiopia.

Diversamente dagli altri fotografi professionisti residenti in Egitto nello stesso periodo (Pascal Sébah, Henri Béchard, Hammerschmidt, G. Legekian, Carlo Naya), Arnoux ha scelto di dedicare una parte importante della sua produzione ad un altro e grandioso soggetto, la quintessenza della modernità del suo tempo: il canale di Suez. Anche i fratelli Zangaki, con i quali ha lavorato per un certo tempo, furono attirati da questa impresa. Arnoux ha fotografato per anni con passione e precisione ingegneristica lo scavo e l’allestimento del canale di Suez e delle infrastrutture che l’hanno accompagnato; è questa la parte più originale del suo lavoro. La maggior parte delle sue stampe sono oggi conservate negli archivi nazionali dall' associazione alla memoria di Ferdinand de Lesseps ed il canale di Suez, e negli archivi della Compagnie Universelle du Canal de Suez. Le fotografie sono generalmente firmate Arnoux, Port-Said, non datate ma presumibilmente eseguite fra 1869 e il 1890.

Alcune delle fotografie di Hippolyte Arnoux mostrano che il suo studio era nella piazza principale di Port Said, Place Ferdinand de Lesseps. Egli utilizzò anche una barca attraccata sul canale, in cui aveva allestito la sua camera oscura. Sia il negozio che la barca mostravano l’insegna photographie du Canal. Fototeca ha trovato una rara fotografia formato cabinet sul cui verso è stampato un cartiglio che dimostra che Arnoux è stato anche in società con uno dei Sébah, probabilmente il figlio di Pascal, Jean.

Arnoux ha venduto le sue stampe, una sorta di cartoline del tempo, ai turisti e ai viaggiatori che si sono avventurati fino al canale di Suez. L'azienda costruttrice del Canale a volte regalava queste fotografie raccolte in album alla gente famosa. Non conosciamo la natura reale dei legami fra le due imprese commerciali: l'azienda del Canale era il suo datore di lavoro diretto oppure si avvaleva della sua opera da professionista esterno? Arnoux ha sempre lavorato seguendo principi tecnici precisi per le inquadrature, utilizzando le linee rette per le sue composizioni, e utilizzando come sfondo il cielo, l'acqua o la sabbia.

Arnoux ci fornisce una documentazione inestimabile su tutti gli aspetti del Canale, dei differenti tipi di navi a vapore, delle tecniche di dragaggio, delle opere di colonizzazione. L'azienda utilizzò ampiamente l’effetto pubblicitario delle fotografie del Canale, esibendole anche alla mostra universale tenuta a Parigi nel 1889 assieme a quelle dei fratelli Zangaki. Il canale di Suez, lungo 160 chilometri, collega il mar Rosso con il mar Mediterraneo, riducendo il tempo di collegamento marittimo fra Europa e l'Estremo-Oriente ed evitando alle navi il passaggio del Capo di Buona Speranza. Il taglio del canale di Suez (1859-1869), vide per la prima volta nella storia dell’ingegneria civile l’utilizzo intensivo e sistematico di grandi macchine a vapore (draghe, benne ecc). L’accurata documentazione prodotta da Arnoux ha rivelato l'importanza della tecnologia francese del tempo in Egitto; a volte gli operai posano per le foto accanto alle loro macchine, ma erano là soltanto come comprimari, usati dal fotografo per dare un senso alla scala gigantesca delle macchine, non per mostrare il lavoro degli operai. Inaugurato nel mese di novembre del 1869, questo nuovo percorso ha sconvolto il commercio internazionale; dopo i primi anni difficili quando il livello di traffico era sotto le previsioni, il numero di navi che l’attraversavano aumentava interrottamente. Le barche che usavano il Canale di Suez erano principalmente di tre categorie: vapori postali, navi passeggeri e cargo. Tra il 1870 - 1889 transitano oltre 40.000 navi, tre quarti delle quali sono britanniche. La Francia rappresentava il secondo cliente della Compagnie. L'occhio del fotografo indugia sulle creazioni della Compagnie e sulle infrastrutture sociali che ha creato in queste città: piantagioni, alloggi degli impiegati, ospedali, ecc. Gli Europei hanno portato il loro modo di vivere a Suez e in modo particolare nel nuovo insediamento di Ismailia.

Così, coscientemente o meno, Arnoux ha messo la bellezza delle sue fotografie al servizio di una di più grandi opere mai intraprese nel Medio Oriente, non esitando a giocare sui contrasti per mostrare la superiore visione strategica dell’Occidente sul decadente ed esotico Oriente.

Ancora Arnoux (non confermata) ripreso con i suoi soci Georges (in piedi) e Constantine (seduto a terra) Zangaki nel particolare della fotografia n°167 Fontaine de Moise dal catalogo Zangaki frères
Alcuni esempi di fotografie formato cabinet recto e verso

Hippolyte Arnoux, the photographer of the Suez canal

The little we know about Hippolyte Arnoux we learned from his photographs. French, he worked in Egypt during the 1960s of the 1800s. Like many other photographers he succumbs to the charm of Orientalism. During that period he photographed the monuments of Cairo (tombs of the Caliphs, the Citadel), the archaeological curiosities (the sphinx and the pyramids) and the street trade (the Arab knife and his client, the water bearer, the barber Arabic). The numerous ethnographic portraits in the studio are very important (Jewish woman, Turkish woman, Arab dancer). Other of his photographs, preserved in the Bibliothèque Nationale of France and in private collections, speak of his travels to Aden, Jerusalem, Sudan, Somalia and Ethiopia.

Unlike other professional photographers residing in Egypt in the same period (Pascal Sébah, Henri Béchard, Hammerschmidt, G. Legekian, Carlo Naya), Arnoux has chosen to devote an important part of his production to another great subject, the quintessence of modernity of his time: the Suez Canal. The Zangaki brothers, with whom he worked for some time, were also drawn to this feat. Arnoux has photographed for years with passion and engineering precision the excavation and construction of the Suez canal and the infrastructures that accompanied it; this is the most original part of his work. Most of his prints are now preserved in the national archives by the association in memory of Ferdinand de Lesseps and the Suez canal, and in the archives of the Compagnie Universelle du Canal de Suez. The photographs are generally signed Arnoux, Port-Said, undated but presumably made between 1869 and 1890.

Some of Hippolyte Arnoux's photographs show that his studio was in the main square of Port Said, Place Ferdinand de Lesseps. He also used a boat moored on the canal, where he had set up his darkroom. Both the shop and the boat displayed the photographie du Canal sign. Fototeca has found a rare cabinet-size photograph on which a cartouche is printed showing that Arnoux was also in partnership with one of the Sébahs, probably Pasca's son, Jean.

Arnoux sold his prints, a sort of postcards of the time, to tourists and travelers who ventured to the Suez canal. The canal manufacturer sometimes gave these photographs collected in albums to famous people. We do not know the real nature of the links between the two commercial companies: was the canal company his direct employer or did he use his work as an external professional? Arnoux has always worked following precise technical principles for the shots, using straight lines for his compositions, and using the sky, water or sand as a background. Arnoux provides us with invaluable documentation on all aspects of the canal, the different types of steamships, the dredging techniques, the colonization works. The company made extensive use of the advertising effect of the photographs of the Canal, also exhibiting them at the universal exhibition held in Paris in 1889 together with those of the Zangaki brothers. The Suez canal, 160 kilometers long, connects the Red Sea with the Mediterranean Sea, reducing the time of maritime connection between Europe and the Far East and avoiding the passage of the Cape of Good Hope to ships. The cutting of the Suez canal (1859-1869) saw for the first time in the history of civil engineering the intensive and systematic use of large steam engines (dredgers, buckets, etc.). The accurate documentation produced by Arnoux revealed the importance of the French technology of the time in Egypt; sometimes the workers pose for photos next to their machines, but they were only there as supporting actors, used by the photographer to make sense of the gigantic scale of the machines, not to show the workers' work. Inaugurated in November 1869, this new path has upset international trade; after the first difficult years when the traffic level was below forecasts, the number of ships that crossed it increased steadily. The boats that used the Suez Canal were mainly of three categories: postal vapors, passenger and cargo ships. Between 1870 and 1889, over 40,000 ships passed through, three quarters of which were British. France was the Compagnie's second largest customer. The photographer's eye lingers on the Compagnie's creations and on the social infrastructure he has created in these cities: plantations, employee housing, hospitals, etc. The Europeans brought their way of life to Suez and especially to the new settlement of Ismailia.

So, consciously or not, Arnoux has put the beauty of his photographs at the service of one of the greatest works ever undertaken in the Middle East, not hesitating to play on contrasts to show the West's superior strategic vision of the decadent and exotic East.