Zangaki frères

George e Constantine, gli Zangaki frères.
n° 1130 Le bain dans le Jourdain, i due che fanno il bagno sono George e Constantine.
n°161 Le Sphinx et Pyramides , a sn la carrozza-laboratorio, a ds sulla sfinge uno dei fratelli in piedi
n°792 Assouan Nilometre,al centro è ormeggiata l'imbarcazione-studio con le bandiere greca e francese. Nella fotografia sotto, non firmata ma attribuibile sicuramente agli Zangaki, vediamo una barca più piccola, sempre con la bandiera greca, sulla cui fiancata è fissata una lunga scala con piattaforma utile per fare fotografie dall'alto. A terra alcuni personaggi uno dei quali potrebbe essere un fratello.
Dopo il bombardamento di Alessandria d'Egitto da parte della flotta inglese nel 1882 i fratelli Zangaki eseguono un reportage sulle distruzioni della città e in particolare delle sue installazioni militari. Come spesso capita non si accontentano di fotografare le scene ma si inseriscono nell'immagine, a testimonianza della loro personale presenza.
After the bombing of Alexandria in Egypt by the English fleet in 1882 the Zangaki brothers carried out a reportage on the destruction of the city and in particular of its military installations. As often happens, they are not satisfied with photographing the scenes but are inserted in the image, testifying to their personal presence.
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°900 Denderah temple Athor
n°606 Nubie, bicharins en voyage

Zangaki frères, testimoni e protagonisti

Cosa sappiamo della vita dei fratelli Zangaki? Non molto, come spesso succede. Quasi certamente di famiglia greca, ma probabilmente nati in Egitto, Georges e Constantine vivono e lavorano a Port Said e al Cairo. Probabilmente lo studio principale era al Cairo, mentre la filiale di Port Said era utile per le campagne fotografiche legate alla costruzione del canale di Suez (1859-1869). Non si conoscono le date di nascita e di morte dei due, ma certamente furono attivi da circa il 1865 alla fine del secolo (Georges) mentre Constantine risulta attivo fino ai primi anni del ‘900 con un suo studio, come si può vedere dal retro di una foto da studio formato cabinet.

I fratelli Zangaki rivestono una particolare importanza nella storia della fotografia, principalmente per la capillare diffusione delle loro stampe e l’importanza del loro contributo alla conoscenza del vicino Oriente nella seconda metà dell’800. Una particolarità che li distingue dai loro colleghi dell’epoca è l’abitudine di ritrarsi in moltissime fotografie, come se avessero sentito la necessità di tramandare non solo il loro lavoro ma anche i loro volti. La loro presenza nelle foto ha un senso di ironia, è una presenza viva, quasi giocosa. Una foto li ritrae mentre fanno il bagno nel Giordano, il fiume sacro della Terra Santa. Possiamo immaginare i due, grandi viaggiatori, che arrivano al fiume, montano il campo sotto gli alberi assieme ai loro assistenti e le guide locali, i dragomanni, e si concedono finalmente un bagno rinfrescante, come due turisti qualsiasi. I fratelli sono ancora giovani, senza il barbone che li caratterizzerà nelle foto più tarde. Ancora troviamo una bella fotografia che ritrae la Sfinge, potente testimonianza della civiltà dei Faraoni; il monumento è ancora sepolto in gran parte nella sabbia, e questo ci aiuta nella datazione della foto. Sappiamo dalle cronache dell’archeologia che gli scavi per disseppellire la Sfinge iniziano nel 1817 per merito di G.B.Caviglia; le operazioni riprendono con Auguste Mariette nel 1853 e si concludono nel 1886 per opera di Gaston Maspero. La Sfinge sarà completamente visibile a partire dal 1925. Possiamo quindi datare questa immagine al 1880 circa. Davanti al testone smisurato sostano tre cammelli e i rispettivi conducenti beduini, uno dei quali si è accovacciato sul corpo della Sfinge. Un po’ impettito sulla destra scorgiamo ancora lui, il fratello con barba e cappello, con aria indifferente.

Sono molte le riprese degli Zangaki della Sfinge, e almeno tre o quattro di esse vedono protagonista uno dei fratelli. In una di queste addirittura possiamo vedere ritratti insieme il fotografo e un altro protagonista delle scorribande fotografiche, ovvero la carrozza chiusa allestita come laboratorio mobile, inerpicata sulla sinistra della sfinge. Anche il “van” dei fratelli compare molte volte nelle fotografie, parcheggiato in un angolo nascosto o esibito in primo piano; è dipinto di scuro, sulle fiancate e sul retro possiamo leggere la scritta “Adelphoi Zangaki”, ovvero Fratelli Zangaki in greco. Questo particolare è forse l’indizio più importante delle loro origini elleniche, oltre alla bandiera issata sull'imbarcazione Olga che vedremo più avanti. Il mezzo è piccolo, le ruote esili, possiamo provare a immaginare cosa volesse dire chiudersi all'interno, sotto il sole, a preparare le lastre al collodio! Nella foto possiamo apprezzare le dimensioni in gioco, e la motorizzazione del mezzo, un asinello magro, colto dall'obiettivo durante il rifornimento di biada.

Un altro importante capitolo nella vita avventurosa dei fratelli Zangaki è legato al fiume Nilo, padre fondatore dell’Egitto, creatore della fortuna di un popolo, cornucopia di abbondanza, strada maestra. Per raggiungere con le loro ingombranti attrezzature i luoghi archeologici più importanti, da Karnak a Luxor, Edfou, Assuan e Philae, per arrivare ad Abu Simbel e oltre, i nostri si servono di una grossa barca, o dahabieh come la definiscono gli egiziani; il suo nome è Olga. Abbiamo moltissime fotografie che ritraggono la Olga; la quantità di immagini ed alcuni importanti indizi spingono a identificare la dahabieh come il mezzo di trasporto fluviale preferito dai fratelli Zangaki, forse addirittura di loro proprietà. Si è fatta anche l’ipotesi che la nave fosse utilizzata in comune con Hyppolite Arnoux per le campagne fotografiche che spesso conducevano insieme; la prova potrebbe essere nella doppia bandiera, greca e francese, che sventola sulla nave. In un periodo imprecisato della loro vita gli Zangaki compiono una grande impresa, viaggiando attraverso l’Egitto verso sud, sino a raggiungere le lontane terre della Nubia, oggi Sudan, proseguendo sino a lambire l’Abissinia. Di questa campagna conosciamo (al momento) una serie dedicata a Suakim, una spettacolare città costruita su un’isoletta sul Mar Rosso, unita alla terraferma da un sottile ponte di terra. Suakim, detta “La città di corallo“ fu per tremila anni il porto della Nubia e uno dei principali scali del Mar Rosso. Dopo secoli di guerre e assedi oggi è totalmente in rovina. Oltre alla città di Suakim i fratelli Zangaki fotografano in modo intensivo le tribù che abitano la regione, come i Bicharin e altri. Le fotografie testimoniano la fierezza dei guerrieri, delle donne e perfino dei bambini, rivelando la grande curiosità umana e antropologica dei fotografi.

Abbiamo anche testimonianza di un reportage importante condotto con dispiego di mezzi, compresa la carrozza nera; si tratta del bombardamento di Alessandria d’Egitto da parte della flotta britannica nel giugno dell’anno 1882. Nel fotografare la distruzione di uno dei forti che dovevano difendere Alessandria dal mare, gli Zangaki fanno un ottimo e documentato lavoro, come sempre. Ritraggono con precisione gli spalti sbriciolati, i cannoni esplosi, i proiettili sparsi nelle piazzole. Ma, come sempre, il carattere dei nostri fratelli viene fuori a poco a poco. Sembra di vederli, girare tra le rovine per scegliere l’inquadratura migliore, quella più drammatica; ma la giornata di luglio è lunga, fa caldo, si fa una sosta, Georges Zangaki in persona si fa ritrarre seduto sull'affusto del cannone la cui bocca è esplosa. Perché lo chiamiamo Georges? È semplice, è lui stesso che ce lo dice, anzi lo scrive con il gesso sulla canna del cannone: G.Z., Georges Zangaki.

Una parte fondamentale del catalogo dei fratelli Zangaki è naturalmente costituito dalle riprese dei grandi monumenti dell’epoca dei faraoni, le grandiose rovine che segnano quel grande paese. Della sfinge abbiamo già descritto le immagini con l’autoritratto e la vettura laboratorio; non c’è sito che non sia stato fotografato, Karnak, Luxor, Abydos, Edfou, Denderah, Medinet Abou. Ogni angolo veniva ripreso, ogni bassorilievo, ogni colonnato, ogni statua! Un lavoro colossale, che si rivelerà utilissimo anche per gli archeologi negli anni a venire. Un altro vasto repertorio è quello che riguarda le grandi città, quindi Gerusalemme, il Cairo e Alessandria, le metropoli del tempo. Anche in questo campo i fratelli Zangaki si distinguono sia per la quantità che per la qualità del loro lavoro.

Non solo Africa per i nostri fratelli; per completare il loro catalogo con le foto che tutti i viaggiatori volevano, partono verso la Palestina e i suoi luoghi sacri. Conosciamo il verso di un cabinet con un marchio inusuale, Photographie Orientale, di cui peraltro non ci sono altre tracce. Un ultimo settore dell’industria fotografica che venne sfruttato dai fratelli fu l’edizione di Carte Postale, un’attività che prese campo nei primi anni del ‘900 e che sostituì poco a poco le stampe all'albumina per motivi economici e di “modernità”. Infatti i viaggiatori che nell’800 visitavano il Medio Oriente facevano incetta di stampe, anche di grande formato, con le quali componevano grandi album rilegati, a testimonianza del loro personale Grand Tour. Con l’espansione dei viaggi per categorie diverse di persone, quali i militari o i tecnici sulla rotta dell’India e un turismo più moderno e aperto a classi sociali differenti, la cartolina era sicuramente più economica e si poteva rapidamente spedire a chi era rimasto a casa.

(Tratto dal catalogo della mostra che trovate qui sotto).


Catalogazione negativi


n° negativi Firma Anni Luoghi/Soggetti 1-1700 Zangaki >1870 Egitto Canale di Suez, monumenti, persone1000 - 1300 Zangaki Palestina
Esempi della firma e della didascalia, in alto firmata AZ (Adelphoi Zangaki) e didascalia in inglese, in basso la firma classica con numerazione e didascalia in francese
Examples of the signature and caption, above signed AZ (Adelphoi Zangaki) and caption in English, below the classic signature with numbering and caption in French
Zangaki.pdf
Luci d'Oriente è il catalogo della mostra tenuta nel 2016 a Genova, Musei di Strada Nuova, Palazzo Rosso.
Luci d'Oriente is the catalog of the exhibition held in 2016 in Genoa, Musei di Strada Nuova, Palazzo Rosso.
verso di CdV di Constantine Zangaki Port Said & Caire
verso uguale al precedente ma frères Port Said & Caire
verso cabinet frères (Photographie Orientale) solo Port Said
cabinet (cianografia, collez.privata)

Zangaki brothers, witnesses and protagonists

What do we know about the life of the Zangaki brothers? Not much, as often happens. Almost certainly of a Greek family, but probably born in Egypt, Georges and Constantine live and work in Port Said and Cairo. The main studio was probably in Cairo, while the Port Said branch was useful for photographic campaigns related to the construction of the Suez canal (1859-1869). The dates of birth and death of the two are unknown, but they were certainly active from around 1865 at the end of the century (Georges) while Constantine was active until the early 1900s with his own studio, as can be seen from the back a studio size cabinet photo.

The Zangaki brothers are of particular importance in the history of photography, mainly because of the widespread diffusion of their prints and the importance of their contribution to knowledge of the Near East in the second half of the 19th century. A peculiarity that distinguishes them from their colleagues at the time is the habit of portraying themselves in many photographs, as if they had felt the need to pass on not only their work but also their faces. Their presence in the photos has a sense of irony, it is a lively, almost playful presence. A photo shows them taking a bath in the Jordan, the sacred river of the Holy Land. We can imagine the two great travelers who arrive at the river, mount the field under the trees together with their assistants and the local guides, the dragomanni, and finally take a refreshing bath, like any two tourists. The brothers are still young, without the bum who will characterize them in later photos. We still find a beautiful photograph depicting the Sphinx, a powerful testimony of the civilization of the Pharaohs; the monument is still largely buried in the sand, and this helps us in dating the photo. We know from the chronicles of archeology that the excavations to unearth the Sphinx begin in 1817 thanks to G.B.Caviglia; operations resumed with Auguste Mariette in 1853 and ended in 1886 by Gaston Maspero. The Sphinx will be completely visible from 1925. We can therefore date this image to around 1880. Three camels and their Bedouin drivers stop in front of the huge head, one of whom crouched on the body of the Sphinx. A little upright on the right we still see him, his brother with a beard and hat, with an indifferent air.

There are many shots of the Zangaki of the Sphinx, and at least three or four of them see one of the brothers as protagonist. In one of these we can even see portraits together of the photographer and another protagonist of the photographic raids, or the closed carriage set up as a mobile laboratory, perched on the left of the sphinx. The brothers' van also appears many times in the photographs, parked in a hidden corner or exhibited in the foreground; it is painted dark, on the sides and on the back we can read the writing "Adelphoi Zangaki", or Fratelli Zangaki in Greek. This detail is perhaps the most important indication of their Hellenic origins, in addition to the flag hoisted on the Olga boat that we will see later. The vehicle is small, the wheels are thin, we can try to imagine what it meant to close yourself inside, under the sun, to prepare the plates for collodion! In the photo we can appreciate the dimensions involved, and the motorization of the vehicle, a thin donkey, caught by the lens during the refueling of corn.

Another important chapter in the adventurous life of the Zangaki brothers is related to the Nile river, the founding father of Egypt, creator of the fortune of a people, cornucopia of abundance, the main road. To reach the most important archaeological sites with their bulky equipment, from Karnak to Luxor, Edfou, Aswan and Philae, to get to Abu Simbel and beyond, ours use a large boat, or dahabieh as the Egyptians define it; his name is Olga. We have many photographs of Olga; the quantity of images and some important clues lead to identify the dahabieh as the means of river transport preferred by the Zangaki brothers, perhaps even owned by them. It was also assumed that the ship was used in common with Hyppolite Arnoux for the photographic campaigns that often led together; the proof could be in the double Greek and French flag flying on the ship. In an unspecified period of their life, the Zangaki perform a great undertaking, traveling through Egypt to the south, until they reach the distant lands of Nubia, today Sudan, continuing to touch Abyssinia. We currently know about this campaign a series dedicated to Suakim, a spectacular city built on an island on the Red Sea, joined to the mainland by a thin earth bridge. Suakim, known as "The City of Coral" was for three thousand years the port of Nubia and one of the main ports of the Red Sea. After centuries of wars and sieges, today it is totally in ruins. In addition to the city of Suakim, the Zangaki brothers photograph intensively the tribes that inhabit the region, such as the Bicharin and others. The photographs testify to the pride of warriors, women and even children, revealing the great human and anthropological curiosity of photographers.

We also have evidence of an important reportage conducted with the deployment of vehicles, including the black carriage; it is the bombing of Alexandria in Egypt by the British fleet in June 1882. In photographing the destruction of one of the forts that were supposed to defend Alexandria from the sea, the Zangaki do an excellent and documented job, as always. They accurately portray the crumbled stands, the exploded cannons, the bullets scattered on the pitches. But, as always, the character of our brothers comes out little by little. It seems to see them, turn among the ruins to choose the best, the most dramatic shot; but the day in July is long, hot, stopping, Georges Zangaki himself is portrayed sitting on the gun carriage whose mouth has exploded. Why do we call him Georges? It's simple, he himself tells us, or rather he writes it with chalk on the barrel of the cannon: G.Z., Georges Zangaki.

A fundamental part of the Zangaki brothers' catalog is naturally made up of footage of the great monuments of the era of the pharaohs, the grandiose ruins that mark that great country. We have already described the sphinx with the self-portrait and the laboratory car; there is no site that has not been photographed, Karnak, Luxor, Abydos, Edfou, Denderah, Medinet Abou. Every corner was taken, every bas-relief, every colonnade, every statue! A colossal work, which will prove very useful also for archaeologists in the years to come. Another vast repertoire is that which concerns large cities, therefore Jerusalem, Cairo and Alexandria, the metropolises of the time. Also in this field the Zangaki brothers stand out both for the quantity and for the quality of their work.

Not just Africa for our brothers; to complete their catalog with the photos that all travelers wanted, they leave for Palestine and its sacred places. We know the direction of a cabinet with an unusual brand, Photographie Orientale, of which, however, there are no other traces. A final sector of the photographic industry that was exploited by the brothers was the edition of Carte Postale, an activity which took the field in the early 1900s and which gradually replaced albumin prints for economic and "modernity" reasons. ". In fact, travelers who visited the Middle East in the 1800s stocked up prints, including large format ones, with which they composed large bound albums, as evidence of their personal Grand Tour. With the expansion of travel for different categories of people, such as the military or technicians on the route of India and a more modern tourism open to different social classes, the postcard was certainly cheaper and could be quickly sent to those who stayed at home.